RELAZIONI DEGLI INTERVENTI

a cura di Claudia Crevenna

Sabato 20 Gennaio 2007

scarica il file degli interventi in PDF (20kb)

Brivio - Sala Consigliare

Presentazione della riedizione della princeps
della Margherita Pustrerla


MATILDE DILLON WANKE (Università degli Studi di Bergamo)
Con la Margherita Pusterla Cantù si cimenta con il suo primo romanzo, nel delicato momento che segue l'esperienza del carcere, la riflessione teorica di presa di distanza dal romanzo storico, e le perplessità già maturate da Manzoni nei confronti del genere letterario.
Cantù è certo epigono del genere romanzo storico, dopo le prove di Manzoni, Tommaso Grossi e altri; infatti si è spesso parlato del 'manzonismo' della Margherita Pusterla. Tuttavia è importante considerare anche l'altro aspetto del lavoro di Cantù: l'allontanamento dalle posizioni di Manzoni, scelta che mostra soprattutto nell'adottare il punto di vista dal basso nella descrizione e nel giudizio dei Visconti; nella critica al potere secondo la lezione di Machiavelli; nel richiamo costante al popolo.
È inoltre opportuno evidenziare il coraggio di Cantù nella scelta di una protagonista che non è un personaggio di invenzione, ma una reale figura storica, per la cui ricostruzione Cantù stesso cita le sue autorevoli fonti. Ma l'indicazione delle fonti fornita dall'autore non è completa e tace proprio la testimonianza primaria alla quale s'ispira per la ricostruzione di Margherita come personaggio innocente, vittima di un meccanismo spietato e cinico. La fonte taciuta ma principale della Margherita Pusterla è la Storia di Milano di Pietro Verri. Recuperando Verri come autorità storica, Cantù compie un'operazione esattamente inversa rispetto a Manzoni: Manzoni infatti criticò Verri ne Il Conte di Carmagnola, riabilitando il protagonista; Cantù invece si serve della testimonianza di Verri proprio per dichiararsi storico, e fare di un personaggio storico il personaggio di un romanzo.

gli anni.


MARCO SIRTORI (Università degli Studi di Bergamo)
La figura di Margherita Pusterla è la traccia del gusto e della cultura dell'800 che avvicina gli esiti della letteratura alta alla cultura popolare. Dopo la riscoperta e riabilitazione letteraria del personaggio compiuta da Cantù, Margherita comincia infatti a popolare i teatri, i libretti d'opera, e persino gli spettacoli di marionette per bambini. Proprio negli stessi anni '30 dell'800, in cui prende forma il romanticismo italiano, il romanzo storico contribuisce alla creazione di un nuovo immaginario collettivo e Margherita Pusterla si colloca perfettamente entro queste dinamiche come personaggio testimone dei nuovi valori.
Nel suo saggio del 1834 sul romanticismo (data significativa perché concomitante alla carcerazione e quindi alla gestazione del romanzo), Cantù mette a fuoco il romanticismo non come fenomeno storico, ma come categoria estetica universale, che consiste nel “dipingere la natura al vero col variare le impressioni”. In effetti nella Margherita Pusterla si trovano il tragico, il comico, l'idillio e la ferocia umana; questi vari tratti non sono cedimenti dell'autore verso il gusto corrente, ma una sorta di rimedio contro una letteratura che sta smarrendo il suo senso più intimo: quel “vero morale” della lezione manzoniana, che Cantù definisce come “unità del cuore”. Non a caso Cantù ritiene lettori ideali quelli che sanno “spasimare” di fronte alle disgrazie dell'innocente protagonista.
L'enorme successo del romanzo portò a numerose riedizioni (legittime e non) comportando perciò, per la nuova pubblicazione dell'opera, la necessità di un'attenta riflessione circa l'edizione cui fare riferimento. Cantù in effetti lavorò a lungo e riaggiustò il romanzo più volte, ma la scelta è caduta sulla princeps perché rappresenta il pensiero dell'autore nella sua immediatezza, senza che ancora fossero subentrati la rielaborazione e il filtro dell'esperienza personale, segnata anche dal trauma della carcerazione. Quindi la princeps, nella freschezza di una prima edizione, rivela Cantù pienamente interprete del suo tempo; l'entusiasmo e forza trascinante dell'opera alla sua prima uscita trovarono eco anche in Mazzini, che la definì “romanzo arditissimo”. Cantù, nelle edizioni successive, cercò di limare proprio queste punte, forse intuendo i rischi di una possibile manipolazione degli intenti del suo romanzo.
Da ultimo si sottolinea il valore dell'opera anche per la storia dell'illustrazione. Il romanzo storico nasce infatti come romanzo illustrato e già nel 1843 Cantù, su imitazione della quarantana di Manzoni, pubblica a Torino un'edizione ricca di illustrazioni, con l'intento programmatico di avvicinare un pubblico più vasto possibile. Nella nuova edizione si è perciò voluto anche tenere conto della varia vicenda delle illustrazioni dell'opera, includendo, grazie alla disponibilità di Emilio Villa, illustrazioni tratte dalla princeps del '38, dall'edizione del '43 e dall'edizione milanese del '89.