|
MATILDE DILLON WANKE
(Università degli Studi di Bergamo)
Con la Margherita Pusterla Cantù si cimenta con il
suo primo romanzo, nel delicato momento che segue
l'esperienza del carcere, la riflessione teorica di
presa di distanza dal romanzo storico, e le perplessità
già maturate da Manzoni nei confronti del genere
letterario.
Cantù è certo epigono del genere romanzo storico, dopo
le prove di Manzoni, Tommaso Grossi e altri; infatti si
è spesso parlato del 'manzonismo' della Margherita
Pusterla. Tuttavia è importante considerare anche
l'altro aspetto del lavoro di Cantù: l'allontanamento
dalle posizioni di Manzoni, scelta che mostra
soprattutto nell'adottare il punto di vista dal basso
nella descrizione e nel giudizio dei Visconti; nella
critica al potere secondo la lezione di Machiavelli; nel
richiamo costante al popolo.
È inoltre opportuno evidenziare il coraggio di Cantù
nella scelta di una protagonista che non è un
personaggio di invenzione, ma una reale figura storica,
per la cui ricostruzione Cantù stesso cita le sue
autorevoli fonti. Ma l'indicazione delle fonti fornita
dall'autore non è completa e tace proprio la
testimonianza primaria alla quale s'ispira per la
ricostruzione di Margherita come personaggio innocente,
vittima di un meccanismo spietato e cinico. La fonte
taciuta ma principale della Margherita Pusterla è la
Storia di Milano di Pietro Verri. Recuperando Verri come
autorità storica, Cantù compie un'operazione esattamente
inversa rispetto a Manzoni: Manzoni infatti criticò
Verri ne Il Conte di Carmagnola, riabilitando il
protagonista; Cantù invece si serve della testimonianza
di Verri proprio per dichiararsi storico, e fare di un
personaggio storico il personaggio di un romanzo.
gli anni.
MARCO
SIRTORI (Università degli Studi di Bergamo)
La figura di Margherita Pusterla è la traccia del gusto
e della cultura dell'800 che avvicina gli esiti della
letteratura alta alla cultura popolare. Dopo la
riscoperta e riabilitazione letteraria del personaggio
compiuta da Cantù, Margherita comincia infatti a
popolare i teatri, i libretti d'opera, e persino gli
spettacoli di marionette per bambini. Proprio negli
stessi anni '30 dell'800, in cui prende forma il
romanticismo italiano, il romanzo storico contribuisce
alla creazione di un nuovo immaginario collettivo e
Margherita Pusterla si colloca perfettamente entro
queste dinamiche come personaggio testimone dei nuovi
valori.
Nel suo saggio del 1834 sul romanticismo (data
significativa perché concomitante alla carcerazione e
quindi alla gestazione del romanzo), Cantù mette a fuoco
il romanticismo non come fenomeno storico, ma come
categoria estetica universale, che consiste nel
“dipingere la natura al vero col variare le
impressioni”. In effetti nella Margherita Pusterla si
trovano il tragico, il comico, l'idillio e la ferocia
umana; questi vari tratti non sono cedimenti dell'autore
verso il gusto corrente, ma una sorta di rimedio contro
una letteratura che sta smarrendo il suo senso più
intimo: quel “vero morale” della lezione manzoniana, che
Cantù definisce come “unità del cuore”. Non a caso Cantù
ritiene lettori ideali quelli che sanno “spasimare” di
fronte alle disgrazie dell'innocente protagonista.
L'enorme successo del romanzo portò a numerose
riedizioni (legittime e non) comportando perciò, per la
nuova pubblicazione dell'opera, la necessità di
un'attenta riflessione circa l'edizione cui fare
riferimento. Cantù in effetti lavorò a lungo e
riaggiustò il romanzo più volte, ma la scelta è caduta
sulla princeps perché rappresenta il pensiero
dell'autore nella sua immediatezza, senza che ancora
fossero subentrati la rielaborazione e il filtro
dell'esperienza personale, segnata anche dal trauma
della carcerazione. Quindi la princeps, nella freschezza
di una prima edizione, rivela Cantù pienamente
interprete del suo tempo; l'entusiasmo e forza
trascinante dell'opera alla sua prima uscita trovarono
eco anche in Mazzini, che la definì “romanzo
arditissimo”. Cantù, nelle edizioni successive, cercò di
limare proprio queste punte, forse intuendo i rischi di
una possibile manipolazione degli intenti del suo
romanzo.
Da ultimo si sottolinea il valore dell'opera anche per
la storia dell'illustrazione. Il romanzo storico nasce
infatti come romanzo illustrato e già nel 1843 Cantù, su
imitazione della quarantana di Manzoni, pubblica a
Torino un'edizione ricca di illustrazioni, con l'intento
programmatico di avvicinare un pubblico più vasto
possibile. Nella nuova edizione si è perciò voluto anche
tenere conto della varia vicenda delle illustrazioni
dell'opera, includendo, grazie alla disponibilità di
Emilio Villa, illustrazioni tratte dalla princeps del
'38, dall'edizione del '43 e dall'edizione milanese del
'89.
|